L’inbound marketing è un punto di forza per la tua strategia online. Per sfruttare al massimo questa linea, però, devi usare al meglio il blog. Qualche consiglio per il tuo progetto?

Inbound marketing, cos’è? Un insieme di strategie che consentono di farti trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te. La pubblicità non interrompe la fruizione dei contenuti: attraverso l’inbound marketing, quindi, è la promozione stessa a diventare utile per il cliente.

Una definizione interessante, vero? Visto dall’esterno l’inbound marketing sembra un universo idilliaco in cui tutto diventa più facile. In parte è così, ma non sempre. Per lavorare in questa direzione hai bisogno di competenze specifiche e visione d’insieme, devi abbandonare l’idea di poter ottenere buoni risultati attraverso una singola azione. Non funziona così, mi dispiace.

All’interno di questo percorso, l’inbound marketing funnel, ci sono diversi elementi che possono fare la differenza. Tutto dipende dal passaggio che viene preso in esame, e uno dei più importanti è sicuramente quello in cui l’estraneo diventa lettore, e poi potenziale lead. Per ottenere tutto questo hai bisogno del blog. In che misura? Per quale motivo? Ecco come sfruttare il tuo diario online.

Cos’è l’inbound marketing: una definizione

Il primo passaggio utile: dare una definizione, capire cos’è l’inbound marketing oggi. Si tratta di una metodologia, di una forma di pensiero, di un modo per ottenere determinati risultati. Se da un lato c’è la pubblicità classica che interrompe la fruizione dei contenuti, dall’altro c’è l’inbound marketing: un pensiero tattico che ti suggerisce di diventare ciò che le persone cercano.

Sai bene che il rapporto tra individuo è pubblicità non è mai stato così in crisi. Le persone si accorgono dei banner pubblicitari, sono insofferenti nei confronti dello spot televisivo, ignorano senza pietà le pagine sponsorizzate. Perché fa parte del nostro equilibrio: diffidare da chi non ti conosce e vuole venderti qualcosa. Siamo geneticamente predisposti, ragioniamo così. Non ci fidiamo dei venditori.

Ecco che l’inbound marketing viene in aiuto dell’azienda e del libero professionista, e dà la soluzione: diventa ciò che i tuoi clienti cercano, amano, vogliono. E si fa trovare attraverso contenuti di qualità. Conquista la fiducia, fa’ in modo che le persone arrivino sulle pagine web in modo naturale.

Questo è il significato di inbound marketing: non pretendere subito la vendita, sviluppa i migliori contenuti per farti conoscere, apprezzare e amare. A questo punto guida l’interesse verso le pagine utili al tuo scopo. Ecco perché a questo punto è importante affrontare il inbound marketing funnel.
Inbound marketing: attira i clienti sul tuo blog

L’aspetto ideologico dell’inbound marketing

In passato c’era la pubblicità capace di interrompere la fruizione del contenuto nel momento migliore. Quando l’utente (quindi anche tu) stava leggendo o guardando un contenuto. Oggi tutto questo viene messo in discussione dall’inbound marketing grazie a un’ideologia differente.

Questo è il passaggio essenziale della metodologia in questione. Una metodologia che comprende influencer marketing, video marketing, native advertising e tutto ciò che ti consente di creare contenuti utili per il pubblico. Il vero successo di questa logica sta nel fatto che non devi forzare la mano. Non devi convincere le persone a cliccare. Saranno loro a farlo in modo autonomo.

Inbound marketing funnel

Il concetto essenziale dell’inbound marketing si ritrova nel funnel, ovvero nel processo che porta il semplice visitatore a diventare cliente. Anzi, il processo è molto più articolato come suggerisce lo schema proposto da Hubspot: qui cerchiamo di trasformare persone che non ci conoscono in promoters, persone che parlano con piacere del tuo prodotto o servizio.

Il primo step porta l’estraneo sul sito web. Questo attraverso i contenuti del blog, ma anche grazie alla SEO e al social media marketing. Il secondo passaggio, invece, è quello che trasforma il visitatore in lead. In potenziale cliente. Qui il funnel entra nel vivo e il lead diventa cliente.

Questo rapporto può essere più articolato, tutto dipende dal tipo di business. Ad esempio il lead potrebbe essere non pronto all’acquisto immediato del prodotto o servizio, quindi puoi usare il contatto per un lavoro di email marketing che ti consente di alimentare l’interesse del potenziale cliente. Questo è lead nurturig, un processo che nutre il contatto nel tempo con contenuti differenti.

Ora il cliente è strato portato al sicuro, la vendita è conclusa. Quindi? il concetto di inbound marketing va avanti e ti suggerisce di legare il contatto alla tua attività, al tuo messaggio. In che modo? Sempre attraverso i social media, il blog, la newsletter, i gruppi di Facebook. Un cliente è un contatto da seguire nel tempo con contenuti e relazioni virtuose. Mai abbandonarlo dopo la vendita.

Il blog è utile per fare inbound marketing

Il blog è sempre presente nel funnel. Non in tutti i passaggi, questo è chiaro. Ma è indispensabile per innescare il processo: attraverso il blog crei i contenuti per attirare le persone verso le tue pagine. Quali persone però? Quelle che cercano keyword informazionali, vale a dire l’80% del traffico internet.

Per ricerche informazionali intendo le query che cercano contenuti per rispondere a una domanda. Non direttamente legata a esigenze commerciali. Quest’ultime devono essere soddisfatte dalle landing page, le risorse che spingono verso la vendita o al lead generation. Per intercettare un’altra fetta di potenziali utenti devi dare risorse capaci di soddisfare l’utente.

Il blog diventa l’arma decisiva. Attraverso i contenuti le persone arrivano sul tuo dominio. Apprendono della tua esistenza, si rendono conto che la tua azienda può essere la soluzione. O che puoi essere tu, libero professionista, a fare quella consulenza. Anche in questo caso il lettore non diventa subito cliente. O almeno non sempre, Per questo il blog deve fidelizzare il lettore.

Qualche esempio? Il feed rss è un buon canale, lo stesso vale per tutti i social che consentono di seguire gli aggiornamenti. Pagina Facebook, Twitter e Google Plus devono essere sempre presenti, lo stesso vale per il form della newsletter. Senza dimenticare che oggi ci sono diversi plugin per creare delle notifiche desktop ogni volta che viene pubblicato un articolo. I più utilizzati?

PushCrew
Onesignal

SEO, social contenuti: attira i clienti

Guarda il primo step del funnel: il blog è un elemento decisivo per portare persone interessate al business sulle tue pagine. Quindi basta creare un piano editoriale e iniziare a scrivere grandi contenuti per risolvere? In parte, questo è un aspetto chiave del lavoro. Ma non è sufficiente.

Come puoi ammirare da questa struttura bi-albero, presa dal gruppo Da Zero a SEO, il lavoro di ottimizzazione SEO è indispensabile per guidare il motore di ricerca (e qui utenti) verso le risorse giuste. E quindi individuare le migliori keyword per il blog per sfruttarlo al massimo.

Non basta creare articoli per intercettare il pubblico. Alla base c’è sempre una ricerca capace di indicare al web writer la strada da seguire per scrivere un articolo in ottica SEO. Anzi, questo lavoro preliminare ti aiuta a mettere ordine in quel ginepraio di keyword da organizzare. Ci sono quelle informazionali, poi quelle navigazionali e infine le query transazionali che invitano a fare qualcosa.

Ad esempio scaricare, comprare, inviare email per il preventivo. Tutto questo ha bisogno di un’analisi SEO per capire quali contenuti creare per soddisfare determinate esigenze. In questo frangente si può creare un calendario editoriale per il blog, ma anche per i social. Perché è anche con questi canali che si attirano i clienti. Come? Attraverso pubblicazione di contenuti, interazione e sponsorizzazioni.

Inbound marketing non vuol dire assenza di pubblicità. I contenuti sponsorizzati offerti da Facebook Advertising e AdWords, nel momento in cui vengono organizzati pensando all’utilità del lettore, sono parte integrante di una buona strategia. Stesso discorso vare per i banner.

La centralità delle landing page

Il blog ha un unico ruolo? Deve pubblicare contenuti per intercettare il pubblico e basta? No, c’è un passaggio decisivo da portare a termine: veicolare il traffico verso le landing page. Ovvero le risorse utili per trasformare i lettori in potenziali clienti. Devi portare visite verso queste pagine. In che modo?

– Link interni nel testo inseriti con anchor text.
– Banner nella sidebar o nel footer del post.

In questi casi c’è un fattore che può essere decisivo per la riuscita della strategia di blogging: l’utilità del collegamento. Il link verso la landing page deve essere contestualizzato, non invadente, ma al tempo stesso visibile. Questo significa che devi pensare link capaci di aggiungere valore.

Io spesso ho usato Custom Sidebars. Questo plugin WordPress consente di creare delle barre laterali personalizzate in base alla categoria o al tag. Esempio concreto: negli articoli dedicati alla SEO posso inserire i banner che portano verso il servizio di SEO audit, mentre i post nella categoria web writing mostrano il banner legato al corso di blogging. Devi segmentare e contestualizzare.

L’analisi di Hotjar su My Social Web.

Per aumentare le visite delle landing page devi studiare il comportamento del pubblico. Google Analytics offre un servizio di analisi in-page dei flussi, con le percentuali dei click verso i link.

Ma con un buon servizio di heatmap puoi capire quali sono gli elementi che attirano il cursore del mouse. Ecco un’analisi condotta su My Social Web con Hotjar. Un altro plugin utile? Q2W3 Fixed Widget, per creare dei widget magnetici e mantenere il bannere sempre in primo piano.

Esiste solo il blog?

No, non esiste solo il blog. Questo aspetto è decisivo per descrivere l’inbound marketing in profondità: il diario online è sicuramente un’arma indispensabile in determinati ambienti, e in occasioni specifiche. Ma non è sempre questa la strada da seguire. Anche il grafico di Moz è chiaro a riguardo: il blog è uno degli strumenti utili per creare e condividere valore. Ma non è l’unico.

Ci sono i contenuti video, che oggi sono decisivi sui social media, c’è l’influencer marketing, senza dimenticare il lavoro di community building e quello di digital PR. Detto in altre parole, l’abilità di un digital strategist sta nel capire qual è il momento ideale per applicare il blog. E trovare strade alternative per raggiungere il miglior risultato possibile.

Inbound Vs Outbound marketing: quale scegliere?

Non esiste un meglio o un peggio in questi casi, ma una visione strategica dell’universo. L’outbound marketing rappresenta il passato, un approccio inoculare della comunicazione: la fonte spinge un contenuto commerciale, forzando l’attenzione di un pubblico che è sempre più distratto. L’inbound marketing lavora in direzione contraria: sono i clienti a venire da te.

Guy Kawasaki ha detto: se hai più soldi che cervello puoi puntare sull’outbound marketing, se hai più cervello che soldi puoi lavorare sull’inbound marketing. Certo, è un’esagerazione. Però un concetto è chiaro: le strade non devono per forza escludersi, i canali non devono essere contrapposti.

Una grande azienda, ad esempio, può puntare sul corporate blogging ma anche sullo spot televisivo. Dipende dagli obiettivi, dal target ma anche dalla qualità del contenuto stesso.

Puoi avere un blog ed essere inamidato come un burocrate e pubblicare comunicati stampa che nessuno leggera, oppure puoi creare spot televisivi da far impallidire i maestri dello storytelling. E sfruttare i canali tipici dell’outbound marketing (i mass media) per intercettare un target trasversale. Quindi l’idea è questa: non declinare a prescindere le possibilità offerte da metodologie differenti.

Hai iniziato a fare inbound marketing con il blog?

Oggi è importante prendere confidenza con il concetto di inbound marketing perché è impossibile, almeno in determinati casi, procedere senza una buona strategia legata diretta in questa direzione. Il blog è un perno di questo processo, in alcuni casi (non tutti) è praticamente un obbligo. Ma non sempre, tutto dipende dalla strategia di base: sei d’accordo con questo passaggio? Stai usando anche tu il blog per fare inbound marketing? Lascio a te la parola nei commenti.